Concerto del 7 dicembre 2017

Con gioia e gratitudine la Diocesi desidera farsi vicina al suo pastore, S. E. Mons. Massimo Camisasca, in occasione del V anniversario di Ordinazione episcopale.  Come affermava il beato Paolo VI, “la musica, la più immateriale e arcana espressione d’arte che può avvicinare l’anima fino ai confini delle più alte esperienze spirituali, ha la sua grande parola da dire davanti al mondo di oggi”. Tali parole, pronunciate nei medesimi anni in cui il nostro Vescovo terminava gli studi liceali, vogliono essere un rinnovato augurio affinché questa “propedeutica alle ardue conquiste dello Spirito” lo renda sempre voce profetica nella Chiesa e nel mondo. Siamo grati al maestro Primo Iotti che, alla guida della Cappella Musicale, insieme al gruppo degli Ottoni della Cattedrale, ci permette di accostare alla ricorrenza odierna l’elevata musica di due compositori della cosiddetta “scuola veneziana”: Claudio Monteverdi (di cui quest’anno ricordiamo i 450 anni dalla nascita) e Giovanni Gabrieli (le cui composizioni fanno di lui il primo compositore dell’età moderna). La cornice della Basilica della Ghiara, gentilmente messa a disposizione dai Servi di Maria in questa Vigilia dell’Immacolata, contribuirà ad armonizzare le tante ispirazioni suscitate da queste esecuzioni, affidandole a Maria, colei che nel canto ha magnificato la grandezza di Dio.

La musica rivela un mistero. Quando ascolto certe melodie, certi accordi, certi temi musicali, non solo mi sembra di averli sempre conosciuti, ma addirittura mi sembra di averli dentro di me, come qualcosa che mi costituisce oggettivamente”. Ci auguriamo che queste parole del Vescovo Massimo possano descrivere anche l’evento di questa sera, omaggio della Chiesa reggiano-guastallese nel V anniversario di Ordinazione episcopale.

Don Matteo Bondavalli
Incaricato diocesano per la
Musica liturgica e nelle chiese

Reggio Emilia, 7 dicembre 2017
Memoria dell’Ordinazione episcopale
di Sant’Ambrogio e di San Carlo Borromeo


 

Programma

Claudio Monteverdi
Cremona, 9 maggio 1567 – Venezia, 29 novembre 1643

Giovanni Gabrieli
(Venezia, 1557 – Venezia, 12 agosto 1612)

Claudio Monteverdi Cantate Domino
Mottetto a 6 voci

Giovanni Gabrieli Canzon Duodecimi Toni in Echo a10
Sacrae Symphonie 1597
Canzon XVI a 12
Canzoni e Sonate 1615

Claudio Monteverdi Kyrie, Gloria
Messa a 4 da Cappella SV257

Giovanni Gabrieli Sonata Pian e Forte a 8
Sacrae Symphonie 1597
Canzon VIII a 8
Canzoni e Sonate 1615

Claudio Monteverdi  Credo
Messa a 4 da Cappella SV257

Giovanni Gabrieli Canzon Septimi Octavi Toni a 12
Sacrae Symphonie 1597

Claudio Monteverdi Sanctus-Benedictus
Messa a 4 da Cappella SV257

Giovanni Gabrieli Canzon Octavi Toni a 12
Sacrae Symphonie 1597

Giovanni Gabrieli Canzon XIV a 10
Canzoni e Sonate 1615

Claudio Monteverdi Agnus Dei
Messa a 4 da Cappella SV257
Canzon Septimi Toni II a 8
Sacrae Symphonie 1597

Claudio Monteverdi Pulchra est
Dal Vespro della Beata Vergine Maria SV206

Claudio Monteverdi Deus in adjutorium nostro
Dal Vespro della Beata Vergine Maria SV206


 

– SUGLI AUTORI… –
Articolo scritto dalla Prof. ssa Stefania Roncroffi

Claudio Monteverdi fu una delle maggiori personalità della storia della musica. La sua produzione vasta e varia – dai madrigali, alla musica sacra, alle prime opere in musica – presenta grandi innovazioni che segnarono il passaggio dall’epoca rinascimentale a quella barocca.  A Mantova, presso la corte dei Gonzaga, trascorse oltre vent’anni, ricchi di opere e proficua attività. Tra le numerose raccolte di questo periodo si colloca il Vespro della Beata Vergine, opera monumentale, dedicata al pontefice Paolo V, edita nel 1610. Si apre con il Deus in adjutorium per 6 voci e strumenti, che ha funzione di ouverture. Il testo è ripartito in tre solenni sezioni musicali, rese ancor più fastose dal timbro squillante delle trombe che riprendono la toccata dell’opera Orfeo, con una solenne melodia, probabile “segnale” d’inizio di grandi eventi sonori e teatrali. Tra un’enunciazione e l’altra del testo gli strumenti intervengono con un breve ritornello dalle movenze di danza, sviluppato in una imponente coda finale sulla parola “alleluia”. Quinto brano della stessa raccolta è Pulchra es, un mottetto per due soprani e basso continuo, con testo tratto dal Cantico dei cantici. Le due voci contrappuntano tra loro, con un dolcissima linea melodica, virtuosamente adornata di abbellimenti: l’una decora la frase dell’altra, per poi trovare momenti di simultanea enunciazione del testo sacro. Circa un decennio più tardi viene edito il Cantate domino, a 6 voci con basso continuo, uno dei quattro mottetti contenuti nella raccolta Libro primo de motetti in lode d’Iddio nostro Signore, pubblicato a Venezia nel 1620 da un allievo di Monteverdi, Giulio Cesare Bianchi. Il testo, adattato dal salmo 98, è un inno di festa, in cui l’appello al canto è frequentissimo. La musica riveste ogni parola sottolineandone il significato, attraverso una perfetta calibratura tra contrappunto e omoritmia. In particolare le parole chiave “cantate”, “exultate” e “psallite” sono rese efficacemente con una grande varietà di figure musicali. La produzione sacra di Monteverdi trova il suo culmine con la “Selva Morale e Spirituale”, che rappresenta il compendio di una quasi trentennale esperienza di maestro di cappella ecclesiastica a Venezia. Edita nel 1640/41, è dedicata ad Eleonora Gonzaga, e comprende parecchie composizioni assai varie, quasi totalmente destinate alla liturgia. Nella vasta raccolta trova posto una Messa denominata da cappella per 4 voci e basso continuo. Le cinque parti dell’Ordinario sono realizzate in uno stile prevalentemente contrappuntistico, con l’articolazione delle voci in doppi duetti fugati. Fanno eccezione il Gloria e il Credo, nei quali i testi molto estesi non consentono di dispiegare troppo il gioco imitativo e le parole sono così illuminate dalla musica in tutto il loro profondo significato.

Giovanni Gabrieli fu con Claudio Monteverdi tra i massimi compositori italiani ed europei di fine Cinquecento. Nipote del musicista Andrea Gabrieli, dal 1584 alla morte avvenuta nel 1612, fu attivo a Venezia come compositore e organista in San Marco. Elemento peculiare delle sua produzione è l’impiego della policoralità, cioè l’utilizzo di due o più cori, collocati in diverse posizioni all’interno della basilica, per creare particolari effetti stereofonici. La pratica policorale viene estesa dalle voci agli strumenti, accogliendo i primi elementi dello stile concertato, così da creare una ricca varietà di colori timbrici e sonori. La raccolta Sacrae symphoniae, edita nel 1597, insieme ai numerosi brani vocali, include 16 composizioni denominate canzoni o sonate, che si collocano all’origine della musica strumentale moderna: vi compaiono infatti specifiche indicazioni degli strumenti da impiegare e le prime indicazioni dinamiche. Presentano generalmente un esordio imitativo, una successiva articolazione a gruppi alternati e un episodio finale a gruppi riuniti. Il brano più celebre della raccolta è la Sonata pian e forte, scritta per un doppio complesso strumentale e caratterizzata da una ripetuta alternanza di indicazioni dinamiche piano e forte, strettamente legate alla struttura della composizione: piano nel coro singolo (a 4 parti), forte nei cori riuniti (a 8 parti). Un altro espediente sonoro si evidenzia nella Canzon in echo duodecimi toni, che impiega l’effetto dell’eco per raggiungere una sonorità ancor più magnificente: al primo gruppo strumentale sono affidate le frasi principali di introduzione del discorso musicale, al secondo sono riservati gli interventi in eco ad imitazione. Nel 1615 è edita postuma la raccolta Canzoni e Sonate, che comprende 21 composizioni in cui Gabrieli aumenta il numero delle voci (fino a 22) per accrescere le possibilità coloristiche e timbriche. Sono opere di solenne magnificenza e grande ricchezza sonora, concepite come decoro alle numerose feste di stato politiche e religiose, pubbliche e private della Venezia del tempo.


 

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