Anni Brevissimi e lunghissimi.

Segnaliamo l’articolo de La Libertà a proposito del Concerto del 7 dicembre 2017, in occasione dei i 5 anni di consacrazione Episcopale del nostro Vescovo Massimo Camisasca.

Sotto l’immagine, il testo integrale per una migliore lettura.

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Conosciamo già la Ghiara come galleria d’arte sublime (una delle Cappelle Sistine della città unitariamente a San Prospero)  e come tempio mariano teatro di preghiere e miracoli ottenuti, nel corso dei secoli, per intercessione della Regina di Reggio. Giovedì 7 dicembre, vigilia dell’Immacolata Concezione, in tanti hanno modo di saggiarla come potente auditorium, in grado di amplificare naturalmente i timbri, i colori e gli accenti musicali proposti in modo eccellente dalla Cappella Musicale e dagli Ottoni della Cattedrale. In repertorio, come annunciato, canzoni, sonate, mottetti e parti rituali, composizioni di Claudio Monteverdi (Cremona 1567 – Venezia 1643) e Giovanni Ga- brieli (Venezia 1554/1557 – 1612).

 

Quando sono da pochi minuti trascorse le 21, davanti all’altare maggiore della Basilica pavesato di dodici leggii e di un organo a baule, si presenta monsignor Alberto Nicelli, il primo regista di questa serata di omaggi e di gratitudini. Nel suo indirizzo
di saluto il Vicario generale sottoli- nea come la luce mariana illumini da sempre il ministero del vescovo Massimo, fin da quando il 16 dicembre 2012, proprio in Ghiara, egli depositò ai piedi della Beata Vergine i suoi doni: un vaso di 66 rose, tante quante gli anni compiuti allora dal pastore, una corona del Rosario che fu regalata a sua madre da Giovanni Paolo II, e due anelli di fidanzamento, per invocare la be- nedizione della Madre celeste sulle famiglie reggiano-guastallesi. Per arrivare a quest’anno da ricordare, con la Consacrazione della Diocesi al Cuore Immacolato di Maria, il 13 maggio, e il Discorso alla Città per san Prospero dedicato al genio della donna, avendo ancora una volta come modello la Tota pulchra.

 

Dopo Nicelli, è proprio monsignor Camisasca che, a sorpresa, si porta al microfono per un annuncio accolto dagli applausi, mentre gli si accosta la presidente della Mensa del Povero in vescovado, Mariachiara Visconti Gramoli: “È con immenso piacere – dice – che le consegno il contributo di 20.000 euro raccolto in occasione della Giornata dei Poveri con la mia più sincera gratitudine per l’esempio di carità cristiana che ogni giorno i volontari della mensa testimoniano all’intera nostra Chiesa”.

E lei, Kicca, risponde emozionata al Vescovo: “In 52 anni è la prima volta che viene fatta una raccolta del ge- nere in tutta la diocesi per la Mensa. La mia riconoscenza e quella di tutti i volontari che ogni giorno lavorano in mensa per tutti è con lei e la rin- graziamo veramente di cuore”.

Poi le parole lasciano il posto alla musica: un’esecuzione pulita, avvolgente, solenne e atratti maestosa, con un’estensione di toni e una ricchezza sonora sapien- temente valorizzate dal direttore della Cappella Musicale della Catte- drale, Primo Iotti, con l’aiuto nella concertazione di Armando Saielli, che accompagna al basso continuo, e di Francesco Gibellini alla trom- ba. Con quest’ultimo completano l’affiatatissima dozzina degli Ottoni della Cattedrale gli strumentisti Si- mone Amelli, Marco Marri e Marco Vescovi (trombe), Cristina Zam- belli (tromba, flicorno), Benedetto Dallaglio (corno), Alberto Pedretti, Davide Biglieni, Matteo Del Miglio e Emanuele Quaranta (tromboni) Stefano Belotti (trombone basso) e Alessio Barberio (tuba). Per la Cap- pella Musicale della Cattedrale, con Primo Iotti e Armando Saielli si esi- biscono i soprani Anna Capiluppi, Sara Fornaciari, Sofia Mazza, Marta Tranquilli e Laura Ziosi, gli alti Marialuisa Bartoli, Marta Bizzarri, Gabriella Soncini e Morena Vellani, i tenori Andrea Caselli, Marco Guidorizzi e Matteo Fracassi, i bassi Stefano Mascetti, Fabio Miari, Pao- lo Picciati e Lorenzo Iotti.

L’elevazione spirituale è mossa, la loro disposizione nel corso della

da tutti i punti di vista: non solo per la varietà di figure alla cantoria, fino alla balconata zione, dal cilindro di Monteverdi e Gabrieli, per cui chiudendo gli occhi ci si può immaginare nel bel mezzo di una festa religiosa o di un evento regale della Venezia del Cinquecento, ma pure per i movi- menti degli interpreti, che alternano brani strumentali a canti della Messa, scambiandosi occhiate d’intesa per gli attacchi e modificando anche

maggiore.
Solo nell’ultimo brano in scaletta, che sarà non a caso scelto come “bis”, i trenta elementi della Cap- pella e degli Ottoni si schierano al completo per far brillare “Deus in adjutorum”, un gioiello estratto dal Vespro della Beata Vergine Maria SV206, di Claudio Monteverdi.

L’ovazione del numeroso pubblico conferma la qualità del concerto, per l’organizzazione del quale è doveroso ringra- ziare, oltre al personale di Curia (con menzione speciale per don Daniele Casini, Antonio Franco, Marco Ferrari e i volontari del Gruppo Diocesano di Sevizio) la Fondazio- ne Pietro Manodori e la comunità reggiana dei Servi di Maria.
Quanto agli attori musicali, è il Vescovo stesso che, esprimendo il suo apprezzamento al maestro Iotti, riconosce che “valeva la pena, tre anni e mezzo fa, di riprendere la Cappella Musicale”.
Nell’intervento finale, monsignor Massimo Camisasca non si sottrae
a un piccolo bilancio del suo primo lustro reggiano: ricorda anzitutto come fosse venuto tra noi senza co- noscere niente di Reggio e della sua Chiesa, senza programmi precostituiti in tasca.

 

Certamente sapevo che dovevo insegnare, masapevo soprattutto che dovevo imparare. Per poter insegnare ho cercato di imparare da questa Chiesa, dalla sua storia, dalla sua tradizione. In questi cinque anni ho potuto vedere quanto sia diffusa e profonda la fede di questo popolo. Ciò mi rincuora molto. Dalle visite pastorali torno sempre contento, edificato dalle nostre comunità”, dice rivolto all’uditorio. Apprendimento e insegnamento vengono poi ulteriormente precisati.

 

Ho imparato, continua il Vescovo, la laboriosità del nostro popolo, l’attenzione per i poveri e il legame profondo con la propria terra. Ho cercato, per quanto mi è stato possibile, di radicare questi senti- menti e queste convinzioni nella fede, nella speranza, nella carità, nella conoscenza di Cristo. Senza la conoscenza di Cristo infatti tutto di- venta molto nebbioso nell’esistenza. Non dobbiamo lasciare prevalere la nebbia, ma lavoriamo perché si diradi nella vita degli uomini. Questi cinque anni per me sono stati brevissimi e lunghissimi nello stesso tempo: brevissimi perché non mi sembra neanche vero che siano passati; lunghissimi per intensità di esperienze, per quantità di incontri e di decisioni”.

 

Il vescovo Massimo si dice convinto che la nostra Chiesa, con l’aiuto dei suoi presbiteri, diaconi e laici, possa scrivere una pagina nuova, bella, interessante nel tempo che sta attraversando; il compito che abbiamo davanti, affascinante, è scriverla assieme.

Lo sguardo di monsignor Camisasca è in avanti: “Penso che lunghissimi
e brevissimi saranno anche gli anni che ci attendono. Il vescovo non può scrivere niente senza il suo popolo, il popolo non può scrivere qualcosa di significativo senza il suo vescovo. Lavoriamo assieme, costruiamo assieme, cantiamo assieme, lodiamo Dio assieme”.

 

E prima di impartire la benedizione, così termina: “Questo concerto, più che alla mia persona, in realtà è da dedicare alla Santissima Trinità, come bene abbiamo capito nella sua conclu- sione (il brano “Deus in adjutorum”, ndr) e al nostro popolo cristiano, al popolo reggiano, alla sua fede, alla sua tradizione, al suo futuro”.

 

Edoardo Tincani

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