In Templo Domini, messa di Signoretti a Ravenna.

La Cappella della Cattedrale di Reggio Emilia ha l’onore di cantare in occasione del festival ln templo Domini che si svolge a Ravenna, questa domenica 8 luglio 2018 presso la Basilica Metropolitana, durante la celebrazione di conclusione del Festival presieduta da Monsignor Lorenzo Ghizzoni, Arcivescovo di Ravenna–Cervia. Per l’occasione sarà eseguita la Missa sine nomine di Aurelio Signoretti, che nel XVII secolo fu maestro di cappella a Reggio Emilia. Questa composizione di straordinaria bellezza e profonda intensità, datata 1626, è stata riportata alla luce dal Maestor di Cappella attuale, Primo Iotti. La proposta della Missa sine nomine da parte della Cappella Musicale di Reggio Emilia è fra le suggestioni raccolte attraverso il bando internazionale Vespri a San Vitale e ha poi trovato collocazione nel programma delle liturgie.

PROGRAMMA

Celebrazione eucaristica animata dalla
Cappella Musicale della Cattedrale di Reggio Emilia

Introito: Ave maris stella Saverio Bonicelli
Kyrie Aurelio Signoretti
Gloria Aurelio Signoretti
Alleluia Virga Iesse Primo Iotti
Credo Aurelio Signoretti
Offertorio: Vergine Madre Luigi Guglielmi
Sanctus Aurelio Signoretti
Agnus Dei Aurelio Signoretti
Comunione: Tota Pulchra Guglielmo Mattioli
Congedo: Ave Maria Luigi Guglielmi

NOTE SUGLI AUTORI

Don Aurelio Signoretti trascorre quasi tutta la sua vita a
Reggio Emilia (città nella quale era nato il 25 aprile 1567 e morirà
nel 1632 ca.); la sua messa Sine nomine ‒ grazie alla trascrizione, di
Primo Iotti ‒ è contenuta in un manoscritto inedito della Biblioteca
municipale “Antonio Panizzi” di Reggio Emilia compilato
nell’anno 1626. Si presenta con le forme concise della cosiddetta
missa brevis e comprende le cinque parti dell’Ordinarium (Kyrie,
Gloria, Credo, Sanctus, Agnus) affidate a quattro timbri vocali
(cantus, altus, tenor, bassus), eccetto la sezione del Benedictus,
priva del cantus, e l’ultima reiterazione dell’Agnus, nella quale
interviene anche una quinta voce. Realizzata con due moduli
melodici tratti da una fonte tematica non ancora identificata, la
composizione adotta un linguaggio lineare e scorrevole, di evidente
richiamo a Palestrina e Monteverdi. Alla rigorosa polifonia del
Kyrie segue, nel Gloria e nel Credo, un’equilibrata alternanza di
scrittura armonica e contrappuntistica, con preziosi madrigalismi di
profilo discendente e ascensionale in corrispondenza delle parole
«descendit de caelis» e «ascendit in caelum». La sezione finale
dell’Agnus utilizza ‒ a coronamento di tutta la composizione ‒
l’artificio del canone musicale, lontano retaggio della tecnica
contrappuntistica fiamminga e indubbia dimostrazione dell’abilità
compositiva di don Aurelio.

Guglielmo Mattioli. (1957-1924) Nato a Reggio Emilia,
diplomatosi in composizione e in organo al Liceo musicale di
Bologna, è nominato docente di canto, composizione e pianoforte
alla civica Scuola musicale di Reggio divenendone più tardi
anche direttore ‒ e professore di organo nell’Istituto per i ciechi.
Tra i suoi lavori che gli valgono pubblici riconoscimenti occorre
menzionare: Introduzione e fuga per organo sul tema «Fede a
Bach», proposto da Arrigo Boito per il concorso bandito dal
periodico «Musica Sacra» (1888, II premio); Offertorio da
Requiem, per soli, coro a 4 voci e orchestra (1889, I premio
assegnatogli dalla Reale Accademia di Firenze); Dodici
composizioni per organo (1889, I premio attribuitogli dal periodico
«Musica Sacra»); Messa a 4 voci con organo (1891, I premio al
Concorso internazionale bandito dalla Accademia filarmonica di
Bologna); Salmo XCI, per soli, coro a 4 voci e orchestra (1896, il premio assegnatogli dalla Reale Accademia di Firenze); Messa
solenne a 4 voci con organo. Nel 1901 emigra a Bergamo per
assumere la direzione della cappella musicale di S. Maria Maggiore
e quella dell’Istituto musicale «Gaetano Donizetti». Proprio durante
il soggiorno bergamasco la sua vena creativa conosce feconda
ispirazione, in particolare con Patria, «episodio lirico in un atto con
intermezzo sinfonico», e con l’oratorio L’Immacolata, per soli,
doppio coro e grande orchestra, eseguito a Bergamo nel dicembre
1904, accolto entusiasticamente dal pubblico, dalla critica e dalle
congratulazioni di molti colleghi, tra i quali Arrigo Boito, Marco
Enrico Bossi, Alberto Franchetti, Théodore Dubois. Nel 1908, su
proposta di Bossi, viene nominato professore di composizione e di
organo al Liceo musicale di Bologna, diventandone in seguito
anche direttore interinale. Divenuto presidente dell’Accademia
filarmonica di Bologna nel 1916, è interpellato più volte dalla
Soprintendenza ai monumenti dell’Emilia come perito per il
restauro di strumenti storici. Si spegne nel capoluogo felsineo il 7
maggio 1924.

Don Savino Bonicelli (1903-1983) nasce a Costabona
(comune di Villa Minozzo). Nel 1915 entra nel seminario minore di
Marola, dove frequenta le classi del ginnasio, e nel 1921 passa in
quello di Reggio per seguire gli studi liceali e teologici. Fin da
ragazzo rivela specifica inclinazione alle discipline scientifiche e
alla musica; consacrato sacerdote il 24 marzo 1928, don Bonicelli,
inizia a spendersi in un intenso servizio, con particolare dedizione
alla schola cantorum dei seminaristi, che sotto la sua guida assurge
a modello d’eccellenza. Inoltre, compila il primo repertorio
diocesano di canti per la liturgia (Cantiam con labbro pio, Marola,
1934, I edizione) e compone numerose pagine sacre (messe,
mottetti, litanie), nonché alcuni lavori per le accademie del
seminario. Nel 1939 don Bonicelli chiede e ottiene dal vescovo
Brettoni il permesso di perfezionarsi alla Pontificia Scuola
superiore di musica sacra (oggi Pontificio Istituto di musica sacra)
di Roma, trattenendosi nella capitale per un biennio scolastico,
dall’ottobre 1939 al giugno 1941, ottenendo il diploma di magistero
in gregoriano, che consegue cum laude a Roma il 3 novembre 1942,
presentando una dissertazione dal titolo: «Canto gregoriano e
polifonia classica nelle opere del sacerdote Aurelio Signoretti,
reggiano». Molti anni dopo, nel 1966, quando prende avvio la liturgia celebrata nelle lingue nazionali, il sacerdote di Costabona si
rivela al passo coi tempi perché compone una messa in italiano, la
prima di tal sorta scritta ed eseguita in diocesi. Sebbene la musica
sia la sua grande passione, don Bonicelli ha sempre anteposto il
ministero sacerdotale al suo essere artista.

scritto da M° Sauro Rodolfi

Don Luigi Guglielmi (1945-1996) ha fatto i suoi studi
teologici (a Reggio Emilia), e poi quelli liturgico-musicali (a Roma)
già dopo il concilio: si è quindi formato in un contesto già
trasformato dal rinnovamento conciliare, ha potuto beneficiare
anche di una preparazione specifica in campo liturgico-musicale e,
di conseguenza, anche se nell’arco di una vita assai più breve, ha
potuto esercitare un’azione molto incisiva: a lui si deve la
fondazione della scuola diocesana per animatori musicali della
liturgia, divenuta poi Istituto diocesano di musica e liturgia; la
fondazione della rivista Celebrare cantando; la composizione di
vari canti per la liturgia; un lavoro intenso e profondo di
preparazione sia musicale che liturgica e spirituale dei “musicisti di
chiesa”.

scritta da Mons. Daniele Gianotti

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